Momentos del Espíritu / Nostalgia della Patria


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Nostalgia della Patria

 

Ogni ritorno è come una scoperta e quasi un'invenzione di sé, del proprio io nel consolidamento dei suoi affetti ed un reinserimento nello spazio che è fatto per il nostro spirito ed alimenta la fonte prima della vita. Ed il ritorno in patria è la scoperta o piuttosto la riscoperta di quanto forma l'atmosfera e l'alimento stesso interiore della vita di ciascuno. Ed allora ci si accorge, quando si fa appunto ritorno ai luoghi familiari, che il nostro stesso io riprende le sue dimensioni e movenze congeniali nel gaudio primitivo del primo sbocciare della vita. Sarebbe bene che la sociologia, con l'aiuto della fenomenologia e della più recente filosofia dell'esistenza, andasse a fondo nell'indagine di queste profonde e poco frequentate zone della coscienza.

La patria, è ovvio, non è solo la nazione che ci contiene come unità etnica e culturale: questa è un prodotto di evoluzione storica, di condizioni geografiche e di complessi processi della realtà politica.

La patria non è neppure risolubile completamente nella regione, quando questa sia presa nell'accezione convenzionale di una particolare frammentazione del territorio nazionale variamente caratterizzato da condizioni geografiche, storiche, linguistiche... rispetto alle regioni confinanti. La patria è soprattutto il nucleo etnico, ed il pezzo di terra che lo contiene, nel quale abbiamo avuto la nascita e la prima educazione. Così il concetto di patria rimanda all'interiorità come la vita stessa, come lo spirito, come la libertà: non a caso allora la difesa della patria si è identificata, su tutti i climi della convivenza umana e in tutte le epoche, nella difesa della libertà.

 

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Molteplici possono essere certamente i fattori e gli elementi che entrano nel circolo dinamico della patria a diversi i livelli di questo dinamismo, ma a tutti soccorre la medesima forza che è quella dell'io stesso ossia della personalità di ciascuno nel suo articolarsi temporale e nel senso ultimo che ognuno cerca di dare a se stesso. Oggi, col salire della coscienza europeistica o senz'altro internazionalista intensificata dai mezzi di comunicazione, che stanno annullando praticamente le distanze più impervie, sembra che il concetto di patria sia superato od almeno in crisi. Ma ciò che è o può essere in crisi è la patria esteriore delle istituzioni convenzionali e burocratiche, non quella interiore ovvero la patria esistenziale, se così si può dire: la patria connaturale, e quindi inalienabile e indispensabile, perché ci possiamo riconoscere nel flusso degli eventi e delle cose.

Questa patria è anzitutto un certo pezzo di terra che ci vide nascere in una data più o meno lontana, ma che resta vicina e presente come la certezza stessa del nostro essere al mondo. La patria è soprattutto quel certo ambiente spirituale - la famiglia, i parenti, un certo alone di conoscenze nel paese o nella città che ci vide nascere - al quale sono legati i primi ricordi e le prime impressioni della vita, della scuola, della religione e del costume... che formano il tessuto segreto e più geloso che opera nel nostro io profondo. La patria è infine, in questo senso fenomenologico che più c'interessa, la regione e soprattutto la provincia - il mio Friuli - ch'è lo spazio etnico-spirituale nel quale si è aperta la mia vita prima del suo pellegrinare nel mondo.

 

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È questa patria allora che ci segue ovunque nella vita col tesoro antico dei primi affetti, col desiderio struggente delle prime gioie, con la malinconia del nostro volto ed animo infantile che sono passati e non tornano più perché è questa la legge inesorabile a cui il logo, per dirla con Eraclito, ha legato insieme l'essere ed il suo apparire. Ma se non ritorna il tempo ormai fuggito, se non ritornano i tempi e gli incanti dell'età inconscia, se non ritorna - e non avrebbe più senso - la felicità dell'infanzia e dell'adolescenza, possiamo noi fare sempre ritorno in patria e ricongiungerci al primo luogo intensivo della vita. Ed in questo ritorno si compie il miracolo, il prodigio inatteso, del ricupero di sé e della rinascita come una scoperta dell'antico ch'era sempre presente benché lontano e quasi apparentemente obliato. Anche Hölderlin nel suo Heimkunft («Ritorno in patria») aveva cantato: «E giù nel profondo opera e apre e rischiara / come egli ama; e adesso di nuovo una vita comincia / La grazia rifiorisce come un tempo, torna presente lo Spirito / Ed un allegro coraggio di nuovo le ali rigonfia» (trad. Vigolo, Einaudi, Torino 1963, p. 108).

Così, al ritorno in patria tutto si rianima: i luoghi e soprattutto certi spazi o pezzi di terra particolari che ci videro protagonisti, le persone e soprattutto quelle - nella famiglia, nel vicinato e nei dintorni... - che furono testimoni o ci furono accanto nelle prime prove e avventure della vita. La nostalgia, che ci aveva ovunque seguiti col suo sottile richiamo, non si placa, non scompare una volta tornati in patria. No, no: anzi si approfondisce e ribolle come una fonte che finalmente ha trovato la sua via e può scagliare tutto l'impeto della sua corrente d'acqua profonda. È l'acqua della vita stessa che si purifica e s'innalza, poiché solo col ritorno in patria possiamo riconoscere le esatte dimensioni del nostro povero essere itinerante nel mondo e placare, per un poco almeno, l'infinità del suo desiderio.

 

 (1980)