«Per parte mia resto persuaso che il Tomismo ha tale una vitalità interiore, dal punto di vista sia storico come speculativo, che sa sempre rinascere e imporsi per forze autoctone: s’intenda però sempre il Tomismo vivo, il Tomismo cioè che sprizza direttamente dai testi. Molti si sentono scoraggiati, prima di toccare la soglia del Tomismo genuino, perché si sono sentiti impotenti a frazionare il proprio cervello in quell’interminabile numero di distinzioni e caselle nozionali, nelle quali non di rado i commentatori e i manualisti pare disperdano la polla sorgiva della speculazione tomista. Ma i commentatori e i manualisti non devono sostituire la Fonte primaria, e non lo pretendono; essi hanno una funzione isagogica per il contatto diretto con il testo, che resta il mezzo insostituibile per la comprensione dell’Autore. San Tommaso, studiato direttamente, ha una fisionomia che per molti costituisce un’autentica rivelazione: certamente, il suo è sempre un pensiero serrato, severamente disciplinato e non si abbandona a divagazioni “fenomenologiche” e “affettive”. Ma tutto questo non toglie ch’esso sia profondamente umano, anzi lo è maggiormente, poiché situandosi al di sopra delle fluttuazioni degli spiriti ordinari, arriva a scandagliare l’anima fin nei suoi segreti più riposti, e a presentarcela nella sua possibilità originaria»

 

(C. Fabro, La nozione metafisica di partecipazione,
Torino 19583, 336-337).

 

            «Una volta infatti che si riconosca, come si deve, la derivazione e deviazione teologica della metafisica dell’immanenza con le sue varie propaggini, il compito del tomismo del futuro sembra debba essere anzitutto quello di penetrare l’esigenza di quella proclamata immanenza traendola dentro il problema essenziale del pensiero, ch’è la fondazione della coscienza nell’essere e del finito nell’Infinito: chiarendo a un tempo perché l’uomo si cerca nell’essere e perché l’essere s’illumina nell’uomo, fondando così i propri principi della “metafisica dell’atto”, non come una figura culturale isolata, ma come la sostanza perenne dell’umano filosofare in cui si dileguano le manchevolezze e le deviazioni dei sistemi. Ed è al tomismo pertanto, più che a qualsiasi altra scuola di pensiero cristiano, che si addice tale missione di unificazione dell’umana coscienza, dai frammenti del suo divenire storico, nella sua struttura teoretica fondamentale»

(C. Fabro, «San Tommaso e il pensiero moderno»,
in Tomismo e pensiero moderno, Roma 1969, 434).