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Perché una nuova rivista? Occorre
veramente aggiungerne un’altra al già abbastanza nutrito numero
di pubblicazioni tecniche, sia filosofiche che teologiche? Non siamo
oggi, forse -come diceva Fabro- «infermi di parole»? La situazione
non è certamente mutata da quei giorni ad oggi; anzi, sembra essere
diventata ancora più angosciante, ancora più critica, più allarmante.
A che titolo, quindi, giustificare una nuova pubblicazione? Ce ne
sono tanti.
Innanzitutto, questo progetto si giustifica da solo se si
considera il nome: non esistono oggi delle pubblicazioni sul tomismo
essenziale o del tomismo essenziale. Con questa rivista vorremmo,
quindi, dare uno spazio ai pensatori convinti della verità del tomismo-reale-vivente
che tanto amava il Fabro.
Inoltre, ed è questo un motivo suggerito dallo stesso nome,
si tratta di avviare un processo di ascesi per la cura, appunto,
dell’«invasione di parole». La filosofia ha bisogno di un’ascesi,
l’uomo d’oggi ha bisogno di un’ascesi, il pensiero ha bisogno di
un’ascesi. Quest’ascesi è il ritorno
al fondamento, la riflessione essenziale:
Più la filosofia restringerà il suo campo e più la sua riflessione diverrà
essenziale: deve perciò andare controcorrente, non cedere a lusinghe
di programmazione o di etichette contingenti ma piuttosto le converrà
col risalire di china in china l’itinerario della sua caduta nell’insignificanza
ritrovare il sentiero autentico dell’essere
[1]
.
Il nostro desiderio più sentito è quello di accogliere e
di andare fino in fondo seguendo questo richiamo del Fabro. Avendo
lanciato il progetto di pubblicazione delle sue opere complete,
riteniamo che sia anche il momento di dare principio ad una rivista
la cui maniera di pensare si muova sulla falsariga dell’insigne
discepolo di san Tommaso. Per questo: «Tomismo essenziale».
L’articolo di Fabro col quale inizia il nostro primo numero
vuol indicare il sentiero, segnalare la strada, e va, quindi,
interpretato come il codice di onore della nostra rivista, assunto
come «programmatico».
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